STORIA

“La Piccola Versailles” - “La Perla dei Colli Euganei”
Il Giardino Monumentale di Valsanzibio – Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani

Il complesso Monumentale di Valsanzibio (Wikipedia – versione Italiana o Inglese) è stato portato all’attuale splendore nella seconda metà del Seicento dal Nobile veneziano Zuane Francesco Barbarigo, aiutato dai figli Antonio e Gregorio. Fu proprio quest’ultimo, il primogenito Gregorio, Cardinale, Vescovo di Padova e futuro Santo, ad ispirare l’alta simbologia del progetto dovuto al principale architetto e fontaniere Pontificio Luigi Bernini. Infatti, l’allora Cardinale Gregorio Barbarigo, in seguito ad un voto solenne fatto da suo Padre a Nostro Signore nel 1630 (vedi nota 1), volle che il giardino di Valsanzibio fosse monumentale emblema della via di perfezione che porta l’uomo dall’Errore alla Verità, dall’Ignoranza alla Rivelazione. Il ‘Padiglione di Diana’ o ‘Portale di Diana’ non era solo l’entrata principale via acqua alla tenuta dei Barbarigo nel 17esimo e 18esimo secolo, ma, questa superba e imponente porta d’ingresso, rappresentava, e tutt’oggi rappresenta, l’inizio del Percorso di Salvificazione, voluto dal Santo Gregorio Barbarigo, che finisce davanti alla Villa, al Piazzale della Fontana del Fungo, dell’Estasi o, appunto, delle Rivelazioni.

Questo eccezionale esempio di giardino barocco consta di circa 70 statue scolpite nella pietra d’Istria, in gran parte opera del Merengo (vedi nota 2), ed altrettante sculture minori che si integrano ad architetture, ruscelli, cascate, fontane, laghetti, scherzi d’acqua e peschiere, fra innumerevoli alberi ed arbusti, su più di 10 ettari di superficie. Inoltre, all’interno del complesso e tappa importante nel percorso di salvificazione, c’è il labirinto di bosso, la simbolica Grotta dell’Eremita, l’Isola dei Conigli e il Monumento al Tempo.

Il giardino di Valsanzibio, realizzato tra il 1665 e il 1696, grazie all’alto messaggio affidatogli dal Fondatore, è uno straordinario esempio di giardino simbolico interamente leggibile, di un gran giardino d’acque in completa efficienza e oggi si presenta come uno dei più estesi ed integri giardini d’Epoca mondiali, che è valso il primo premio come ‘Il più bel giardino d’Italia‘ nel 2003 ed il terzo più bello in Europa nel 2007.  Il merito di ciò va alle assidue cure dei Nobili Homini Barbarigo durante tutto il Sei e Settecento, nell’Ottocento a quelle del Nobil Homo Michiel e, poi, dei Conti Martinengo da Barco, nei primi del Novecento dei Conti Donà delle Rose e dal 1929 dei Nobili Pizzoni dei Conti Ardemani. Proprietari da tre generazioni della intera tenuta, Essi hanno riparato i disastri causati dalla occupazione militare e dal forzato abbandono dell’ultima guerra ed hanno recentemente ripristinato tutti i trentatre punti d’acqua del Giardino compromessi da ottanta anni di progressivo impoverimento sorgivo.

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1 Nel 1630 la famiglia Barbarigo, che era già proprietaria di gran parte delle terre in Valsanzibio, ma non aveva ancora creato il giardino (1665-1696), si rifugiò in questo luogo per fuggire al contagio della grande peste, la peste nera, che imperversava a Venezia ed in tutta Europa e che aveva già ucciso Lucrezia Lion, moglie di Zuane Francesco Barbarigo.  In questa occasione, Zuane Francesco Barbarigo fece un solenne voto a Nostro Signore che, se il resto della sua famiglia fosse stata risparmiata dalla terribile malattia, lui avrebbe fatto un opera grandiosa per commemorare e glorificare la grandezza di Dio; questo voto solenne fu fatto suo anche dal primogenito Gregorio che, per questo motivo, essendo stato esaudito nella sua richiesta, volle che il giardino di Valsanzibio non avesse solo uno scopo ludico, ma anche e, soprattutto, uno scopo spirituale.
2 Enrico Merengo, (Vestfalia, 1628 – 1723, incerte le date di nascita e di morte), un tempo considerato come fiammingo, viene ora con buona sicurezza identificato con lo scultore tedesco della Vestfalia Heinrich Meyring. È nota la sua attività come scultore a Venezia negli anni 1679-1714. È considerato il migliore allievo dello scultore fiammingo Giusto Le Court (da Wikipedia) – A Valsanzibio: il giardino contiene ben settanta statue con motti didascalici incisi sul basamento, eseguite da Enrico Merengo, tra cui si ricordano la personificazione del Tempo, Endimione, Argo, Tifeo e Polifemo.

“Volan col Tempo l’hore e fuggon gli anni”

GALLERIA

Le piante ed essenze arboree del giardino storico di Vaslanzibio

Le piante ed essenze arboree del giardino storico di Vaslanzibio

Nella foto il secolare Cipresso d’America o della California (Calocedrus o Libocedrus Decurrens) - Età = più di 350 anni; l’esemplare più vecchio della sua specie in Europa.

Nel giardino storico di 7 ettari e nell’adiacente parco di 5 ettari ci sono circa 300 diverse essenze arboree. Tutt’oggi sono presenti ancora molti alberi secolari piantati tra il 1664 e il 1669 (circa il 70% delle piante odierne sono originali!).  Il giardino di Valsanzibio è unico al mondo per la quantità di piante di bosso sempreverde (Buxus sempervirens), ben 90.000 mq, per la longevità delle stesse (molte piante di bosso hanno più di 350 anni di età) e per l’altezza che queste piante raggiungono in alcuni viali (più di 6 metri di altezza!). Ci sono 40.000 mq di piante di carpino (Carpinus betulus) che, per lo più, formano i ‘Viali Ombrosi’ dove sono potati in modo da creare una galleria di foglie; circa il 70% di queste piante sono state piantate tra il 1664 e il 1669 e, quindi, dal momento che queste piante quando furono piantate venivano dai vivai ed avevano già 15/20 anni d’età, hanno più di 350 anni.  Il Cipresso della California (Calocedrus Decurrens, # 4 nella piantina), una delle tante piante originarie del giardino, è il più vecchio esemplare della sua specie oggi presente in Europa.  Di norma, tutti i viali del giardino sono delimitati su entrambi i lati da piante di bosso (il Cardo o Viale Centrale, il Decumano o Viale delle Peschiere e la Calle Veneziana) o di carpino (i tre Viali Ombrosi) con l’eccezione del Viale dell’Iride che nella parte sud è interamente delimitato da piante di bosso, mentre nella parte nord è delimitato da tre specie di aceri (Acer campestre, Acer platanoides ed Acer negundo). La ‘Calle Veneziana’, delimitata da secolari piante di bosso alte circa 5/6 metri, e un viale unico al mondo che riproduce con le alte spalliere di bosso le tipiche viuzze ricavate tra gli edifici che si possono osservare a Venezia, le tipiche ‘Calli Veneziane’. Questo unico ed originale viale, che si può ammirare esclusivamente a Valsanzibio, corre per tutta la lunghezza est-ovest del giardino (circa 500 metri) ed è largo meno di 1,5 metri.

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Statua del tempo

Statua del tempo

Il monumento al Tempo, in contrapposizione con l’Isola dei Conigli che si trova di fronte ad Ovest del Viale Centrale, simboleggia la trascendente condizione in cui lo spirito umano spazia oltre i limiti dello spazio e del tempo. Questa monumentale Statua raffigura Cronos, il Dio del tempo, che si appoggia alla clessidra, strumento di misurazione del tempo, ed è curvo sotto il peso degli anni. Infatti, il dedecaedro che porta sulle spalle simboleggia gli anni: dodici facce come i dodici mesi dell’anno; differenti tonalità delle facce in relazione alla loro illuminazione dalla luce solare…facce, più chiare o più scure ad indicare che le annate qualche volta sono buone, ma altre sono cattive. Infine, Cronos ha lo sguardo rivolto al tramonto e a le ali perché ‘Volan col Tempo l’hore e fuggon gli anni’ (didascalia alla base della monumentale statua).

L’Isola dei Conigli

L’Isola dei Conigli

L’Isola dei Conigli o Garenna, unica superstite nei pochi giardini d’epoca ancora esistenti, sta a simbolo della immanenza, cioè, della condizione comune degli esseri viventi limitati dal corpo stretto fra i confini dello spazio e del tempo, ed è in contrapposizione con la monumentale Statua del Tempo che si trova di fronte, ad Est del Viale Centrale .

Il Labirinto di Bossi Secolari

Il Labirinto di Bossi Secolari

Il labirinto di Valsanzibio è stato realizzato con seimila arbusti di bosso sempreverde (Buxus Sempervirens). La maggior parte di queste piante sono secolari (hanno quasi 400 anni) e sono state piantate tra il 1664-1669 quando il giardino di Valsanzibio è stato creato e portato all’attuale fisionomia. L’intero percorso del labirinto, lungo un chilometro e seicento metri, comporta ottomila metri quadrati di spalliere potate annualmente. Occorrono millecinquecento ore di lavoro con tosasiepi manuali e motorizzati (comunque sempre guidati a mano!) con l’aiuto di scale, livelle e fili a piombo. Inoltre ci vogliono ottocento viaggi di apposite carriole, cariche di fronde recise, spinte in media per seicento metri fino all’uscita dell’angusto percorso. Fra andata e ritorno sono mille chilometri; come dire trecento ore alle quali ne vanno aggiunte altrettante per carico, riassetto e scarico. Poi ci sono sostituzioni di piante, concimazioni, letamazioni, zappature da farsi a mano, trattamenti anticrittogamici e pulizie….insomma non bastano le ore lavorative annuali di un valido giardiniere. Anche per questo i grandi labirinti d’epoca, che durante due o trecento anni avevano resistito al succedersi di mode e vicende minacciose diverse, hanno dovuto soccombere alle metamorfosi economiche e sociali del Ventesimo secolo. Il labirinto di Valsanzibio, come la maggior parte dei labirinti di verzure del Cinque e Seicento, al di fuori del ruolo giocoso e ludico, conserva una natura misterica confacente ai monumenti Rinascimentali e Barocchi, nei quali la simbologia non di rado presiedeva al progetto. Infatti, questo prestigioso labirinto, come tutto il giardino di Valsanzibio, fu progettato dal fontaniere ed architetto Pontificio Luigi Bernini su indicazioni di San Gregorio Barbarigo (allora Cardinale) e rappresenta una importante tappa nel percorso di salvificazione voluto dal Santo ed iniziato dal Portale o Padiglione di Diana, monumentale ingresso al giardino, e simboleggia l’arduo cammino della perfettibilità umana. Infatti, al quadrato del labirinto ci si arriva ancora carichi di peccati, angosce e confusi sul proprio ruolo terreno. Read more

Il Padiglione di Diana o Portale di Diana

Il Padiglione di Diana o Portale di Diana

Il ‘Padiglione di Diana’ o ‘Portale di Diana’ era l’entrata principale via acqua alla tenuta dei Barbarigo nel 17o e 18o secolo e fu una delle prime opere costruite del progetto del Bernini (1662). Probabilmente, questa superba e imponente porta d’ingresso rappresenta uno dei luoghi più importanti di tutto il complesso monumentale, infatti, non significava solo l’accesso alla dimora dei Barbarigo sottolineando la grandezza del posto in cui si stava entrando, ma era l’inizio del percorso di salvificazione voluto dal Santo Gregorio Barbarigo. Appena davanti al Portale, al suo esterno, su due robusti pilastri poggiano gli scudi dei Barbarighi, sorretti da due statue rappresentanti angeli in tranquillo atteggiamento di fanciulli dalla corta tunica. Il Padiglione di Diana, oltre ad essere una maestosa costruzione, è decorato con mascheroni, basso rilievi e 13 statue in pietra d’Istria tutte scolpite dallo scultore Enrico Merengo.

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Il percorso di salvificazione

Il percorso di salvificazione

L’itinerario inizia dal ‘Padiglione di Diana’ o ‘Portale di Diana’, il monumentale e principale ingresso via acqua alla Tenuta dei Barbarigo nel 17° e 18° secolo. Qui c’era l’approdo delle barche giunte attraverso la valle da pesca di Santo Eusebio, da cui “ValSanZibio”, un tempo estesa a tutta la pianura, ma oggi limitata al laghetto preservato per rispecchiare l’elegante costruzione (il Paludo). Il Padiglione di Diana è significativamente arricchito da fontane, bassorilievi e statue su cui domina Diana-Luna, la dea preposta alla natura ed agli animali selvaggi come pure a mutamenti e prodigi. Da qui, entrando in Giardino attraverso l’arco di Sileno, si percorre il Decumano o Viale delle Peschiere costeggiando la Peschiera detta Bagno di Diana o Peschiera dei Fiumi, la Fontana dell’Iride e la Peschiera dei Venti. Arrivati al centro del giardino, presso la Fontana della Pila o della Conca, dove il Decumano si interseca con il Gran Viale, Viale Centrale o Cardo, girando a sinistra, si imbocca il Gran Viale fiancheggiato a sinistra dal labirinto, episodio legato all’esempio di San Gregorio Barbarigo e tappa importante nel percorso di purificazione, e a destra dal Romitorio o Grotta dell’Eremita, allegorica meta dove meditare sulle scoperte fatte percorrendo il labirinto. Girando a destra, invece, si imbocca il Gran Viale verso la Villa fiancheggiando l’Isola dei Conigli a sinistra ed il Monumento al Tempo a destra. Read more

La scalinata del Sonetto

La scalinata del Sonetto

Giardino di Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani a Vaslanzibio
14 versi, 2 versi per gradino

Curioso viator che in questa parte
Giungi e credi mirar vaghezze rare
Quanto di bel, quanto di buon qui appare
Tutto deesi a Natura e nulla ad Arte

Qui il Sol splendenti i raggi suoi comparte
Venere qui più bella esce dal mare
Sue sembianze la Luna ha qui più chiare
Qui non giunge a turbar furor di Marte

Saturno quivi i parti suoi non rode
Qui Giove giova et ha sereno il viso
Quivi perde Mercurio ogni sua frode

Qui non ha loco il Pianto, ha sede il Riso
Della Corte il fulmine qui non s’ode
Ivi è l’Inferno e qui il Paradiso Read more

“Della Corte il fulmine qui non s’ode, Ivi è l’Inferno e qui il Paradiso”

VISITE

Il giardino è aperto tutti i giorni da marzo a novembre, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 al tramonto (domeniche e festività orario continuato).
E’ possibile fare visite guidate, su prenotazione, con guide interne in lingua italiano e inglese, con guide esterne in tedesco e francese.
La visita con guida richiede circa un’ora e 15 minuti di tempo. Prezzo su richiesta.
Lo shop è aperto i giorni festivi e solo su richiesta nei giorni feriali.

PREZZO DEI BIGLIETTI
Adulto = 9,50 €
Adulto in gruppo (20+ persone) = 8,00 €
Ragazzo fino ai 14 anni = 6,00 €
Scolaresche (prenotazione obbligatoria) = 6,00 €

VISITE AL GIARDINO MONUMENTALE IN DICEMBRE, GENNAIO, FEBBRAIO (clicca quì)

VISITE DEGLI INTERNI DELLA VILLA (clicca anche RENTING)
solo con guida e prenotazione
per informazioni inviare richiesta a info@valsanzibiogiardino.it

VIDEO

DEI VENTI EOLO SIGNOR, E I SCIOGLIE, E I LEVA

NEL SEN DI DEIOPEA RIPOSA IL VENTO;

SCONVOLGE BOREA IL MAR, SCUOTE LA TERRA.

PIU’ CHE SOAVE QUI ZEFIRO SPIRA.

CONTATTI

TENUTA VALSANZIBIO S.R.L.

Via Diana 2 – Valsanzibio di Galzignano Terme – 35030 (PD)

INFO VISITE DEL GIARDINO STORICO   –>   Cel  +39/340/0825844 (durante orari di visita)

INFO RENTING / EVENTI    –>   Cel  +39/335/5634918 (Alessandra Cicogna)

Tel  +39/(0)49/9130042 – +39/(0)49/9131065

 Fax  +39/(0)49/9139259

 Email  info@valsanzibiogiardino.it

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